I cani da guardia è un saggio polemico e militante pubblicato nel 1932, in cui Paul Nizan attacca frontalmente il ruolo degli intellettuali borghesi nella società capitalista.
Il testo prende di mira filosofi, accademici e pensatori che, sotto l’apparenza di neutralità, oggettività o “purezza” dello spirito, finiscono per svolgere una funzione di conservazione dell’ordine esistente. Questi intellettuali sono i “cani da guardia”: custodi ideologici della borghesia, incaricati di legittimare il potere, smorzare il conflitto sociale e disinnescare ogni pensiero realmente critico.
Nizan contesta l’idea di una filosofia separata dalla storia e dalla lotta di classe, denunciando l’uso della cultura come strumento di dominio. Contro l’intellettuale distaccato e irresponsabile, rivendica una presa di posizione netta: la necessità di scegliere da che parte stare. Il saggio è attraversato da una scrittura aggressiva, ironica e pamphlettistica, che rifiuta ogni compromesso e invita gli intellettuali a rompere con la propria funzione di classe.
I cani da guardia è diventato nel tempo un testo di riferimento per la critica radicale del ruolo pubblico degli intellettuali e resta un’opera chiave per comprendere il legame tra cultura, potere e ideologia nel Novecento.